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Pagine di promozione culturale e turistica

martedì 24 settembre 2013

Proiezioni di film alla sala conferenze di Palazzo Nanni

CAMPO DI GIOVE - Ancora un'iniziativa messa in campo dalla Pro Loco, questa volta si punta ad offrire un paio d'ore di relax con il più classico degli intrattenimenti: il cinema. A partire da venerdì 27 settembre infatti, presso la sala conferenze di Palazzo Nanni verranno proiettati diversi film, le proiezioni ci saranno anche la Domenica pomeriggio con un insieme di proposte riservate in questo caso ai più piccoli, come: "Hotel Transylvania", "Monster University", "Gladiatori di Roma". 

Un'iniziativa che vuole contribuire a fare in modo che i turisti presenti nel week-end a Campo di Giove possano trovare un servizio notoriamente non presente in paese. Di seguito il comunicato della Pro Loco al riguardo: 

"La Pro Loco Campo di Giove è lieta di presentare “FILMiamoci un po’”. Nata con l’obiettivo di creare momenti di socializzazione, “FILMiamoci un po’” è la rassegna cinematografica che ci accompagnerà nei prossimi mesi. Infatti, nella sala conferenze di Palazzo Nanni, ai film del venerdì sera, seguiranno i cartoni animati della domenica pomeriggio.

Seppur speranzosa che l’iniziativa possa esser apprezzata, Pro Loco Campo di Giove è sicura che “FILMiamoci un po’” rappresenterà per grandi e piccini un nuovo luogo d’incontro, un’occasione per stare insieme, un modo nuovo di vivere il paese. Buona visione!"

lunedì 23 settembre 2013

Feste patronali 20-21 settembre/2

CAMPO DI GIOVE - Venerdì e sabato tutta la comunità di Campo di Giove si è ritrovata unita per festeggiare e pregare i suoi santi protettori: Sant'Eustachio e San Matteo.

Guidati da don Magloire, da poco nominato Parroco, si sono vissuti momenti di autentica condivisione, già a cominciare dalla sera di giovedì quando, un buon numero di giovani del paese si è ritrovato in chiesa per una veglia di preghiera e "messa a punto" di alcuni progetti che lo stesso don Magloire intende realizzare con il loro coinvolgimento.

Come da tradizione, un'alta partecipazione di popolo ha caratterizzato le S. Messe e le processioni (a margine del post sono visionabili diversi spezzoni video), è stato bello inoltre vedere come don Oliviero e don Domenico abbiano prontamente risposto all'invito rivoltogli dal Parroco a presiedere le funzioni religiose (solo don Giovanni non è riuscito a tornare a Campo di Giove a causa di problemi di salute).

Nella serata di venerdì, insieme al parroco e al Sindaco, in molti si sono ritrovati a cenare insieme sotto il tendone degli Alpini, montato per l'occasione in piazza A. Duval, dove la locale associazione dei commercianti ha provveduto alla preparazione di ottimi piatti come il "pappone".

L'auspicio espresso da molti, è che per il futuro vi sia una generosa risposta a collaborare per la costituzione di un comitato che sappia sempre meglio portare avanti l'organizzazione delle festività paesane, che, non va dimenticato, rappresentano un'importante occasione in grado di caratterizzare significativamente il paese.

P.S.
Ieri don Magloire ha comunicato che, a partire da Domenica prossima (29 settembre), tutte le Domeniche alle ore 08:30 si celebrerà la S. Messa nella chiesetta di S. Matteo.




Venerdì 20 settembre 2013 
1 Uscita di Sant'Eustachio - 2 La Processione in Piazza A. Duval




Sabato 21 settembre 2013 
1 Uscita di San Matteo dalla Chiesa parrocchiale di Sant''Eustachio - 2/3 Rientro di San Matteo










giovedì 19 settembre 2013

Campo di Giove a ridosso dell'8 settembre 1943

CAMPO DI GIOVE - Oggi a Sulmona, il Sottosegretario alla Difesa Roberta Pinotti sarà in città per omaggiare e ricordare i protagonisti delle vicende iniziate l'8 settembre 1943 che videro i paesi dell'Abruzzo a ridosso della linea Gustav, protagonisti di azioni solidali nei confronti di quanti, soprattutto ex prigionieri del Campo n.78 di Fonte d'Amore, cercavano di raggiungere gli Alleati stanziati a Sud della Maiella.

Il 12 agosto scorso, anche nel nostro paese si è svolto un incontro pubblico con il duplice intento di contribuire alla memoria storica locale e avviare un percorso formale al fine di ottenere un riconoscimento ufficiale al Comune di Campo di Giove per l'apporto fornito alla causa di Liberazione. 

A tal proposito, di seguito troverete la testimonianza della signora Liliana D'Attilio all'epoca giovane ragazza che, suo malgrado, si trovò a vivere giorni drammatici proprio a Campo di Giove. 

La lettera, ben si accorda con quanto scritto e raccontato dal prof. Italo De Vincentiis che l'ha letta proprio durante l'incontro pubblico (come si può vedere dal video realizzato per l'occasione dal dott. Francesco Cappa che ringrazio).



Brilla una stella sulla Maiella

        
         Brilla una stella sulla Maiella, era questo lo slogan che dovevano pronunciare i profughi che fuggivano dai tedeschi, una volta raggiunto il fronte di liberazione, che si era attestato al di là della Maiella, sugli avamposti di Casoli e Palena. Radio Londra, con la sua voce metallica, così scandiva il lieto fine dell'avventura pazzesca affrontata dai nostri uomini...

Era l'inverno del 1943.

         Chi scrive è Liliana D'Attilio (oggi vedova Iarussi) che all'epoca aveva 16 anni, figlia del medico condotto di Roccaraso, Dr. Michelangelo D'Attilio.
         Nei primi giorni di Novembre, il mio paese fu evacuato in 48 ore, su comando tedesco. Tutti gli abitanti (800 persone) fummo deportati con i camion militari tedeschi fino a Sulmona e alloggiati in una caserma militare, Campo di Concentramento n. 1. L'indomani saremmo partiti con i treni diretti al Nord o forse in Germania.
         La notte mio padre riuscì a convincere un soldato polacco di guardia, era un medico. Ci lasciò scappare in 15, oltre la mia famiglia, fummo ospitati in casa di amici a Sulmona, per molti mesi.
In pochi giorni furono evacuati tutti gli altri paesi pedemontani della Maiella compreso Campo di Giove, considerati di prima linea. Le case furono fatte saltare col tritolo e divennero le piazzuole per i cannoni puntati verso la valle del Sangro, da dove mai  sarebbero saliti gli Inglesi.
La nostra vita di sfollati, così ci chiamavano, cominciò a diventare dura.

         Dopo tanti mesi senza risorse economiche mia madre comprò un sacco di 50 Kg di farina in cambio del suo anello di brillanti. In casa  con noi era arrivato mio zio, clandestino, ricercato perché ufficiale maggiore dell'esercito, scappato dalla guerra di Grecia. Era il fratello di mia madre, un valido avvocato penalista napoletano che non riusciva ad avere notizie della moglie e del bambino lasciati a casa, a Napoli sotto i  bombardamenti.
         Così tra mio padre e mio zio e tanti amici, maturò il disegno di passare il fronte: Campo di Giove con il suo Guado di Coccia era una porta aperta anche se non sicura. Dopo il Guado di Coccia, c'era “Femmina morta”, la pancia della Maiella, lunga ed impervia piena di neve e di bufera, dove non c'erano neppure i lupi.
         Cominciarono così i preparativi e tutto fu stabilito.
         Io nel frattempo avevo rivisto a Sulmona delle compagne di scuola tra le quali Wanda De Vincentis e le sorelle Bianca e Italia con il fratello Italo e conobbi la loro mamma Donna Letizia.
         Italo de Vincentis aveva solo 17 anni, ma era già un ragazzo forte, molto intelligente e volitivo, in più tanto coraggioso e maturo nel carattere. Ero diventata di casa, ci accomunava la consapevolezza di essere vittime di una stessa sorte; la mia casa di Roccaraso bellissima, ricca, un antico palazzo baronale, era saltata in aria per fare posto ad una piazzola di cannoni; la loro casa di Campo di Giove era diventata il presidio del commando tedesco. Italo in precedenza era stato preso dai tedeschi in un rastrellamento e portato a Pescocostanzo; in un paio di mesi, a contatto con questi tedeschi, aveva imparato la lingua e riusciva a comunicare cosi bene con i soldati, che fu trasferito, in qualità d’interprete, al comando di Campo di Giove, quindi a casa sua. La sua presenza era preziosa al gruppo dei profughi perché poteva orientarli a realizzare il piano preparato e studiato.
         Una mattina mio padre mi disse: oggi andiamo a Campo di Giove e vieni anche tu con Wanda. Rimasi un po' perplessa, mio padre mi sembrò categorico; non chiesi nulla ma non capivo nulla. Nel pomeriggio il tempo si era fatto minaccioso, la Maiella era scura a Campo di Giove c'era aria di neve.
          
          I tedeschi erano tutti in paese intorno e dentro la casa De Vincentis.

Nella sala da pranzo a piano terra troneggiava una grande stufa accesa e noi infreddolite sedute accanto. Italo era agitato, parlava con i tedeschi, forse doveva giustificare la nostra presenza lì. "Si doveva dire che eravamo andati a prendere della roba da riportare a Sulmona", questa era la versione dei fatti. Mio padre, mio zio Giovanni e gli altri erano spariti tutti. Ma dove erano? Erano nascosti, chiusi a chiave in camera da letto di Italo, nella casa del comando tedesco. Inoltre nella camera a fianco, dormiva il comandante del presidio. Italo coordinava le operazioni; i tedeschi ci guardavano, forse anche cominciando a sospettare di noi.
         Italo molto indaffarato continuava ad entrare ed uscire nel giardino; notai però che aveva cambiato gli scarponi da neve pesanti, ma era evidente che aspettasse qualcuno. Era Cataldo, era lui la guida; mi chiamò nello stanzino vicino alla scala e lì c'era mio padre che mi dette un bacio e mi spiegò che sarebbe tornato presto a prenderci. In quel momento capii tutto, era inutile piangere, parlare, spaventarsi, dovevo stare zitta fare la brava.
        
         Anche Italo ci guardò e poi sparì e poi più nulla. Era quello il momento giusto: per primo mio padre, poi mio zio e gli altri: uno alla volta, saltarono giù dalla finestra della camera di Italo; nel vicoletto sottostante c’erano due metri di neve, il salto fu facile, morbido e silenzioso.
 Rimanemmo accanto alla stufa accesa tutta la notte, i tedeschi facevano la ronda intorno alla casa, sospettosi ed attenti. A notte fonda  io e Wanda ci guardavamo terrorizzate senza parlare; ormai si era alzato anche il vento e gli abeti si piegavano nell'ululato sinistro della tormenta, ormai nevicava forte. Erano andati, erano partiti, noi zitte e senza dormire una notte da incubo!!! Le ore passavano nella paura, eravamo sole nelle mani dei tedeschi che senz'altro avevano capito.
         Alle prime luci dell'alba sussultammo per un improvviso trambusto nel giardino: la porta si apri e comparve Italo stremato e pieno di neve e dietro di lui mio padre, pallido e sfinito. Erano tornati indietro, non ce l'avevano fatta, mio padre stava male. “La Maiella madre li aveva traditi”; il freddo, la neve alta, la bufera li avevano disorientati e ricacciati a valle, sfiniti.
         Mio zio Giovanni ed altri del gruppo, continuarono la marcia, non si piegarono, la disperazione li spinse ad osare fino all' estremo e raggiunsero Casoli insieme alla guida.
         La sera a Sulmona, alle ore 20.00, sentimmo Radio Londra, con la sua voce gracchiante, che ripeté tre volte: "Brilla una stella sulla Maiella". Era il messaggio, erano arrivati vivi, erano salvi in mano agli inglesi!


In fede, questa è la mia testimonianza
Liliana D’Attilio


Pescara, 18/07/2013

lunedì 16 settembre 2013

Comunicato del Sindaco

CAMPO DI GIOVE - Prendendo spunto dal recente Decreto n.61 del 27/08/2013 del Commissario ad acta Gianni Chiodi, con il quale si provvede al riordino delle sedi dei servizi di continuità assistenziale delle Asl, il sindaco di Campo di Giove, dott. Giovanni Di Mascio ha diramato in queste ore un comunicato per annunciare l'adozione di "opportune iniziative di contrasto e di protesta al fine di ristabilire condizioni minime di uguaglianza e diritti a cui in ogni democrazia ogni cittadino deve poter aspirare"

Con il decreto in sostanza, vengono soppresse e/o accorpate alcune Ciroscrizioni/Sedi del Servizio di Continuità Assistenziale (guardia medica), tra cui quella di Campo di Giove.   

Nel comunicato il primo cittadino coglie l'occasione per ribadire una serie di nodi storici che riguardano il paese, tutti in qualche misura strettamente legati alla penalizzazione delle aree interne della regione.


COMUNICATO DEL SINDACO

“Il decreto del Presidente della Regione Abruzzo, Commissario ad acta,  n. 61 del 27/08/2013, ha portato a compimento ciò che, da tempo, è stato pianificato in tema di riordino delle sedi dei servizi di continuità assistenziale delle Asl della regione Abruzzo. Si tratta dell’ennesimo atto di una ormai continua e sistematica spoliazione del nostro territorio; dalla chiusura, ormai rituale, della S.P. Frentana nel periodo invernale (con i gravi danni economici che ci arreca, perché da una parte impedisce il collegamento diretto con il bacino sciistico Aremogna-Monte Pratello e dall’altra ci impedisce di ospitare, anche d’inverno, il consistente flusso turistico proveniente da Sud),

venerdì 13 settembre 2013

Feste patronali 20-21 settembre

CAMPO DI GIOVE - In vista delle feste patronali del 20 e 21 settembre prossimi, Don Magloire invita tutti i fedeli a partecipare alla novena di preparazione.
Prima della Messa è prevista alle 17:15 l'Adorazione Eucaristica seguita dalla recita del S. Rosario.  

Per quanto concerne il programma religioso, la scaletta prevede:

Giovedì 19
ore 19:00 Fuochi di annuncio festa

Venerdì 20
ore 08:00 Fuochi di apertura della festa in onore di Sant'Eustachio
ore 08:30 S. Messa in onore del Santo Patrono
ore 18:00 S. Messa Solenne in onore del Santo Patrono
ore 18:50 Processione per le vie del paese con la statua di Sant'Eustachio accompagnata dal locale complesso bandistico, le autorità civili e militari (con, all'arrivo alla chiesa di San Matteo uscita della statua del Compatrono)
ore 20:00 Omaggio alla reliquia del Santo Patrono al rientro dalla Processione (chiesa di Sant'Eustachio)
ore 20:30 Fuochi pirotecnici

Sabato 21
ore 08:00 Fuochi di apertura della festa in onore di San Matteo
ore 08:30 S. Messa in onore del Compatrono
ore 18:00 S. Messa Solenne in onore del Compatrono
ore 18:50 Processione per le vie del paese con la statua di San Matteo, accompagnata dal locale complesso bandistico, le autorità civili e militari
ore 20:00 Omaggio alla reliquia del Compatrono al rientro dalla Processione (chiesa di San Matteo)
ore 20:30 Fuochi pirotecnici

Per quanto riguarda i festeggiamenti civili, alcuni volontari stanno valutando l'eventuale organizzazione delle serate, considerati i tempi stretti, a motivo della recentissima nomina del nuovo Parroco.



APPROFONDIMENTI
(testo ed immagini tratte da: http://www.santiebeati.it)

SANT'EUSTACHIO MARTIRE

Il ricco, vittorioso generale Placido, benché pagano, era per sua natura una persona spinta a fare grandi beneficenze, come il centurione Cornelio. La leggenda racconta che un giorno (100-101) andando a caccia, inseguì un cervo di rara bellezza e grandezza e quando questi si fermò sopra una rupe e volgendosi all’inseguitore, aveva tra le corna una croce luminosa e sopra la figura di Cristo che gli dice: “Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere”. 



Riavutosi dallo spavento, il generale di Traiano decise di farsi battezzare prendendo il nome di Eustachio o Eustazio e con lui anche la moglie e i due figli con i nomi di Teopista, Teopisto e Agapio. 


Ritornato sul monte, riascoltò la misteriosa voce che gli preannunciava che avrebbe dovuto dar prova della sua pazienza. E qui iniziano i guai, la peste gli uccide i servi e le serve e poi i cavalli e il bestiame; i ladri gli rubano tutto.

Decide di emigrare in Egitto, durante il viaggio non potendo pagare il nolo, si vede togliere la moglie dal capitano della nave che se n’era invaghito. Ridisceso a terra prosegue il viaggio a piedi con i figli, che gli vengono rapiti uno da un leone e l’altro da un lupo, ma poi salvati dagli abitanti del luogo; i due ragazzi crescono nello stesso villaggio senza conoscersi.
Rimasto solo, Eustachio si stabilisce in un villaggio vicino chiamato Badisso, guadagnandosi il pane come guardiano, sta lì per 15 anni, finché avendo i barbari violati i confini dell’Impero, Traiano lo manda a cercare per riportarlo a Roma.

Di nuovo comandante delle truppe, arruola soldati da ogni luogo; così fra le reclute finiscono anche i suoi due figli, robusti e ben educati, al punto che Eustachio sempre non riconoscendoli, li nomina sottufficiali, tenendoli presso di sé. 

Vinta la guerra, le truppe sostano per un breve riposo in un piccolo villaggio, proprio quello in cui vive coltivando un orto, Teopista, che era rimasta sola dopo la morte del capitano della nave e abitando in una povera casupola; i due sottufficiali le chiedono ospitalità, e nel raccontarsi le loro vicissitudini, finiscono per riconoscersi come fratelli, anche Teopista li riconosce ma non lo dice, finché il giorno dopo presentatasi al generale, per essere aiutata a rientrare in patria, riconosce il marito, segue un riconoscimento fra tutti loro e così la famiglia si ricompone.
Intanto morto Traiano, gli era succeduto Adriano (117), il quale accoglie il vincitore dei barbari con feste e trionfi. Però il giorno dopo si doveva partecipare al rito di ringraziamento nel tempio di Apollo ed Eustachio si rifiuta essendo cristiano; l’imperatore per questo lo condanna al circo insieme ai suoi familiari (140); ma il leone per quanto aizzato non li tocca nemmeno e allora vengono introdotti vivi in un bue di bronzo arroventato, morendo subito, ma il calore non brucia loro nemmeno un capello. 

I cristiani recuperano i corpi e gli danno sepoltura, in questo luogo dopo la pace di Costantino (325) fu eretto un oratorio, dove venivano celebrati il 1° novembre. 

Questa leggenda ebbe una diffusione straordinaria nel Medioevo e ci è pervenuta in molte redazioni e versioni greche, latine, orientali e lingue volgari, quasi tutte le europee, diverse nei particolari ma concordanti nella sostanza. 

La leggenda presenta assonanze ricorrenti nell’agiografia cristiana e nella novellistica popolare; il racconto del cervo compare anche nelle ‘Vite’ di molti santi cristiani e ha radici nella letteratura indiana; le avventure familiari di Eustachio sono un motivo ricorrente in India passato poi nell’antica letteratura greca, araba, giudaica e altre leggende cristiane. 

Il culto per il martire Eustachio e familiari è antichissimo e innumerevoli sono le chiese, citazioni, racconti, documenti, ecc. in cui compare il suo nome, già agli inizi del secolo VIII. La sua festa inizialmente al 1° novembre fu spostata al 2 novembre, quando fu istituita la festa di Tutti i Santi e poi dopo l’inserimento della Commemorazione dei Defunti, fu spostata al 20 settembre, data che compare già negli evangeliari dalla metà del sec. VIII. 

È protettore dei cacciatori e guardiacaccia e della città di Matera. Il nome deriva dal greco ‘Eystachios’ e significa “producente molte e buone spighe”.



Etimologia: Eustachio = ricco di spighe, dal greco
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Roma, commemorazione di sant’Eustachio martire, il cui nome è venerato in un’antica diaconia dell’Urbe. 




SAN MATTEO EVANGELISTA


Matteo, chiamato anche Levi, viveva a Cafarnao ed era pubblicano, cioè esattore delle tasse. 

Seguì Gesù con grande entusiasmo, come ricorda San Luca, liberandosi dei beni terreni. 

Ed è Matteo che nel suo vangelo riporta le parole Gesù:"Quando tu dai elemosina, non deve sapere la tua sinistra quello che fa la destra, affinché la tua elemosina rimanga nel segreto... ". 

Dopo la Pentecoste egli scrisse il suo vangelo, rivolto agli Ebrei, per supplire, come dice Eusebio, alla sua assenza quando si recò presso altre genti. 

Il suo vangelo vuole prima di tutto dimostrare che Gesù è il Messia che realizza le promesse dell' Antico Testamento, ed è caratterizzato da cinque importanti discorsi di Gesù sul regno di Dio. 

Probabilmente la sua morte fu naturale, anche se fonti poco attendibili lo vogliono martire di Etiopia.

Non si capisce subito il disprezzo per i pubblicani, ai tempi di Gesù, nella sua terra: erano esattori di tasse, e non si detesta qualcuno soltanto perché lavora all’Intendenza di finanza. 

Ma gli ebrei, all’epoca, non pagavano le tasse a un loro Stato sovrano e libero, bensì agli occupanti Romani; devono finanziare chi li opprime. E guardano all’esattore come a un detestabile collaborazionista. 



Matteo fa questo mestiere in Cafarnao di Galilea. Col suo banco lì all’aperto. Gesù lo vede poco dopo aver guarito un paralitico. Lo chiama. Lui si alza di colpo, lascia tutto e lo segue. Da quel momento cessano di esistere i tributi, le finanze, i Romani. Tutto cancellato da quella parola di Gesù: "Seguimi". 

Gli evangelisti Luca e Marco lo chiamano anche Levi, che potrebbe essere il suo secondo nome. Ma gli danno il nome di Matteo nella lista dei Dodici scelti da Gesù come suoi inviati: “Apostoli”. E con questo nome egli compare anche negli Atti degli Apostoli. 

Pochissimo sappiamo della sua vita. Ma abbiamo il suo Vangelo, a lungo ritenuto il primo dei quattro testi canonici, in ordine di tempo. Ora gli studi mettono a quel posto il Vangelo di Marco: diversamente dagli altri tre, il testo di Matteo non è scritto in greco, ma in lingua “ebraica” o “paterna”, secondo gli scrittori antichi. E quasi sicuramente si tratta dell’aramaico, allora parlato in Palestina. Matteo ha voluto innanzitutto parlare a cristiani di origine ebraica. E ad essi è fondamentale presentare gli insegnamenti di Gesù come conferma e compimento della Legge mosaica. 

Vediamo infatti – anzi, a volte pare proprio di ascoltarlo – che di continuo egli lega fatti, gesti, detti relativi a Gesù con richiami all’Antico Testamento, per far ben capire da dove egli viene e che cosa è venuto a realizzare. Partendo di qui, l’evangelista Matteo delinea poi gli eventi del grandioso futuro della comunità di Gesù, della Chiesa, del Regno che compirà le profezie, quando i popoli "vedranno il Figlio dell’Uomo venire sopra le nubi del cielo in grande potenza e gloria" (24,30). 

Scritto in una lingua per pochi, il testo di Matteo diventa libro di tutti dopo la traduzione in greco. La Chiesa ne fa strumento di predicazione in ogni luogo, lo usa nella liturgia. Ma di lui, Matteo, sappiamo pochissimo. Viene citato per nome con gli altri Apostoli negli Atti (1,13) subito dopo l’Ascensione al cielo di Gesù. Ancora dagli Atti, Matteo risulta presente con gli altri Apostoli all’elezione di Mattia, che prende il posto di Giuda Iscariota. Ed è in piedi con gli altri undici, quando Pietro, nel giorno della Pentecoste, parla alla folla, annunciando che Gesù è "Signore e Cristo". Poi, ha certamente predicato in Palestina, tra i suoi, ma ci sono ignote le vicende successive. La Chiesa lo onora come martire.



Patronato: Banchieri, Contabili, Tasse
Etimologia: Matteo = uomo di Dio, dall'ebraico
Emblema: Angelo, Spada, Portamonete, Libro dei conti
Martirologio Romano: Festa di san Matteo, Apostolo ed Evangelista, che, detto Levi, chiamato da Gesù a seguirlo, lasciò l’ufficio di pubblicano o esattore delle imposte e, eletto tra gli Apostoli, scrisse un Vangelo, in cui si proclama che Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo, ha portato a compimento la promessa dell’Antico Testamento.

lunedì 9 settembre 2013

Don Magloire è il nuovo parroco di Campo di Giove

Don Magloire con S.E. Mons. Angelo SPINA
(foto tratta dal sito www.rete5.tv)
CAMPO DI GIOVE - La comunità parrocchiale di Campo di Giove ha il suo nuovo parroco, si tratta di don Magloire

Ieri infatti, presiedendo la concelebrazione Eucaristica, S.E. Mons. Angelo SPINA ha ufficializzato il passaggio di consegne tra don Oliviero e don Magloire.

Ancora una volta la comunità ha risposto con calore ed affetto a chi (si spera) sarà in pianta stabile il nuovo pastore che dovrà guidarla con saggezza ed amore, infondendo coraggio e speranza a quanti troppo spesso si sentono delusi e sfiduciati nel cammino di fede e della vita in generale.

Le motivazioni dell'avvicendamento sono ormai note (quest'estate sono stati pubblicati diversi articoli al riguardo su testate regionali), prima fra tutte vi è la decisione del Vescovo di consentire allo stesso don Oliviero di poter proseguire gli studi a Roma, assegnandogli la Parrocchia di Anversa degli Abruzzi.
Una decisione che ha generato qualche malumore che oggi sembra superato.

A don Magloire i miei più sinceri auguri affinché la sua attività sacerdotale porti i frutti desiderati.

giovedì 5 settembre 2013

Domande di fine estate...

CAMPO DI GIOVE - Anche quest'estate sta ormai volgendo lentamente al termine...

Come ogni agosto, Campo di Giove ha rivissuto giornate caratterizzate dalla numerosa presenza di persone che hanno camminato per le sue strade, per i sentieri montani, viaggiato sulla seggiovia, ammirato le pinete... 

Grazie all'impegno di alcuni, a cominciare dalla Pro Loco con il programma estivo, abbiamo potuto ascoltare musica, ridere, pensare, fare sport... Ci sono state le feste religiose...

Bene, o forse no... Non so perché, ma credo che sia questo il momento per porre alcune domande di riflessione.

Quali sono i pensieri dei turisti? Sono contenti? Ritengono che il paese stia crescendo e abbia le carte in regola per concretizzare le innumerevoli potenzialità tali da continuare ad essere una meta appetibile?

Quali sono i pensieri degli operatori economici? Sono fiduciosi per il futuro?

Quali sono i pensieri degli amministratori comunali? 

Gli impianti continueranno a funzionare e (soprattutto) a crescere come struttura?

Come mai la Parrocchia vedrà l'ennesimo avvicendamento tra parroci, dopo solo due anni dall'accoglienza di don Oliviero, un giovane prete al cui arrivo tutta la comunità gli si strinse attorno?

P.S.
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